lunedì 16 febbraio 2015

unica voce dei senza voce



Ricevo questo articolo 
da Suor Maria Barbagallo 
che ho il piacere di conoscere
...e che stimo tanto
...lei e il suo sorriso!!!




la tua croce



domenica scorsa la Etta a genova 
stava distribuendo le croci in legno per fare la catechesi con padre Silvano
sulla via crucis

...dopo è andata al microfono e ha domandato...
"avete tutti la croce?"
...risposta
...ci siamo messi tutti a ridere!!!

dio è nel deserto



DIO è anche nel deserto!!!...lui è ovunque

TEMPO... il regalo

Queen of Peace by Danielle Rose

domenica 15 febbraio 2015

IL ROSARIO E MEDJGORIE

A SCUOLA CON MARIA

1. LA MADONNA SUL SANTO ROSARIO

"All’inizio della corona del Rosario pregate sempre il Credo (3.9.1981).
Mi commuovono molto le vostre preghiere, specialmente il vostro Rosario quotidiano (25.1.1982).
Meditate ogni giorno sulla vita di Gesù e sulla mia vita pregando il Rosario (8.8.1982).
Ogni mattina in famiglia …, se vi è possibile, pregate anche il Rosario (27.1.1984).
Prendete la vostra corona del Rosario e pregate. (1.8.1984).
Vorrei che la gente ogni giorno reciti almeno il Rosario: i misteri gaudiosi dolorosi e gloriosi (14.8.1984).
Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il Rosario in famiglia (27.9.1984).
Pregate il Rosario tutte le sere in famiglia (8.10.1984).
La corona del Rosario non è un ornamento per la casa, come spesso ci si limita a considerarla. La corona è un aiuto a pregare (18.3.1985).
Cari miei figli sacerdoti, vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col Rosario vincerete tutti gli ostacoli che Satana in questo tempo vuole procurare alla Chiesa cattolica. Voi tutti sacerdoti, recitate il Rosario, date spazio al Rosario (25.6.1985).
Rivestitevi dell’armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano (8.8.1985).
Vi invito a cominciare a pregare il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario. Il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare (12.6.1986).
Desidero che per voi il Rosario diventi vita! (4.8.1986).
La corona del Rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per Satana che appartenete a me (25.2.1988).
In questo momento le vostre preghiere mi sono particolarmente necessarie: per questo chiedo a tutti voi che aumentiate le vostre preghiere e, specialmente, che prendiate in mano la corona del Rosario (20.4.1989).
Prendete il Rosario e riunite i vostri figli, la vostra famiglia intorno a voi. Questo è il cammino per ottenere la salvezza. Date il buon esempio ai vostri figli. … Prendete il Rosario e pregatelo. Accettate con pazienza tutte le vostre sofferenze ricordando che Gesù ha sofferto con pazienza per voi (2.2.1990).
Cari giovani, la migliore arma da impiegare contro Satana è il Rosario (1.8.1990).
Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può fare miracoli nel mondo e nella vostra vita (25.1.19911).
Mai come adesso vi prego di stringere in mano il Rosario. Stringetelo forte (18.3.1992).
Vi invito a rinnovare la preghiera del Rosario nelle vostre famiglie. Pregatelo più spesso e offritelo per la pace (14.8.1992).
Invito tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose a recitare il Rosario e ad insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Per mezzo del Rosario voi mi aprite il cuore ed io posso aiutarvi. (25.8.1997).
La preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il Rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un’incontro gioioso con il vostro Salvatore (25.4.2001)."
Ha, dunque, un valore immenso questa preghiera, così tanto raccomandata dalla Madonna e dalla Chiesa. Il beato Giovanni Paolo II ha più volte rivolto a tutti l’invito a riprendere con rinnovato fervore questa preghiera mariana per eccellenza. In proposito ha scritto nella sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: “Con il Rosario il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore".
Dai messaggi di Medjugorje appare evidente la potenza e l’efficacia di questa preghiera. La recita del Rosario in famiglia, infatti, risulta essere la più valida protezione contro gli attacchi che Satana in questi tempi rivolge contro la famiglia e il matrimonio. Anche la recita personale del Rosario è importante in quanto momento di silenzio e di pace che rinnova e rinfranca. E' la medicina di Dio in questo tempo di oscurità e di sbandamento generale. Tutti, allora, siamo chiamati ad approfondire l’importanza di questa preghiera.
Non lasciamoci condizionare dal fatto che si tratti di una preghiera ripetitiva. Pregando il Rosario la Madonna ci stringe nel suo abbraccio, ci culla sul suo Cuore Immacolato, ci avvolge col suo amore materno e ricolma la nostra anima di luce e di pace.
Se siamo stanchi e stressati, lei ci ridà le forze. Se siamo angosciati e vuoti, lei ci rasserena. Se siamo impauriti, lei ci infonde coraggio. Se siamo soli, lei ci fa sentire la sua vicinanza. Se siamo feriti nell'anima o nel corpo, lei versa l'olio della tenerezza sulle nostre piaghe.
Con il Rosario noi camminiamo con Maria al seguito di Gesù, sicuri, senza sbandare, e con la certezza che non smarriremo la via.

MESSAGGI SUL ROSARIO DA MARIA REGINA DELLA PACE
A SCUOLA CON MARIA
1. LA MADONNA SUL SANTO ROSARIO
"All’inizio della corona del Rosario pregate sempre il Credo (3.9.1981).
Mi commuovono molto le vostre preghiere, specialmente il vostro Rosario quotidiano (25.1.1982).
Meditate ogni giorno sulla vita di Gesù e sulla mia vita pregando il Rosario (8.8.1982).
Ogni mattina in famiglia …, se vi è possibile, pregate anche il Rosario (27.1.1984).
Prendete la vostra corona del Rosario e pregate. (1.8.1984).
Vorrei che la gente ogni giorno reciti almeno il Rosario: i misteri gaudiosi dolorosi e gloriosi (14.8.1984).
Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il Rosario in famiglia (27.9.1984).
Pregate il Rosario tutte le sere in famiglia (8.10.1984).
La corona del Rosario non è un ornamento per la casa, come spesso ci si limita a considerarla. La corona è un aiuto a pregare (18.3.1985).
Cari miei figli sacerdoti, vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col Rosario vincerete tutti gli ostacoli che Satana in questo tempo vuole procurare alla Chiesa cattolica. Voi tutti sacerdoti, recitate il Rosario, date spazio al Rosario (25.6.1985).
Rivestitevi dell’armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano (8.8.1985).
Vi invito a cominciare a pregare il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario. Il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare (12.6.1986).
Desidero che per voi il Rosario diventi vita! (4.8.1986).
La corona del Rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per Satana che appartenete a me (25.2.1988).
In questo momento le vostre preghiere mi sono particolarmente necessarie: per questo chiedo a tutti voi che aumentiate le vostre preghiere e, specialmente, che prendiate in mano la corona del Rosario (20.4.1989).
Prendete il Rosario e riunite i vostri figli, la vostra famiglia intorno a voi. Questo è il cammino per ottenere la salvezza. Date il buon esempio ai vostri figli. … Prendete il Rosario e pregatelo. Accettate con pazienza tutte le vostre sofferenze ricordando che Gesù ha sofferto con pazienza per voi (2.2.1990).
Cari giovani, la migliore arma da impiegare contro Satana è il Rosario (1.8.1990).
Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può fare miracoli nel mondo e nella vostra vita (25.1.19911).
Mai come adesso vi prego di stringere in mano il Rosario. Stringetelo forte (18.3.1992).
Vi invito a rinnovare la preghiera del Rosario nelle vostre famiglie. Pregatelo più spesso e offritelo per la pace (14.8.1992).
Invito tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose a recitare il Rosario e ad insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Per mezzo del Rosario voi mi aprite il cuore ed io posso aiutarvi. (25.8.1997).
La preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il Rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un’incontro gioioso con il vostro Salvatore (25.4.2001)."
Ha, dunque, un valore immenso questa preghiera, così tanto raccomandata dalla Madonna e dalla Chiesa. Il beato Giovanni Paolo II ha più volte rivolto a tutti l’invito a riprendere con rinnovato fervore questa preghiera mariana per eccellenza. In proposito ha scritto nella sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: “Con il Rosario il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore".
Dai messaggi di Medjugorje appare evidente la potenza e l’efficacia di questa preghiera. La recita del Rosario in famiglia, infatti, risulta essere la più valida protezione contro gli attacchi che Satana in questi tempi rivolge contro la famiglia e il matrimonio. Anche la recita personale del Rosario è importante in quanto momento di silenzio e di pace che rinnova e rinfranca. E' la medicina di Dio in questo tempo di oscurità e di sbandamento generale. Tutti, allora, siamo chiamati ad approfondire l’importanza di questa preghiera.
Non lasciamoci condizionare dal fatto che si tratti di una preghiera ripetitiva. Pregando il Rosario la Madonna ci stringe nel suo abbraccio, ci culla sul suo Cuore Immacolato, ci avvolge col suo amore materno e ricolma la nostra anima di luce e di pace.
Se siamo stanchi e stressati, lei ci ridà le forze. Se siamo angosciati e vuoti, lei ci rasserena. Se siamo impauriti, lei ci infonde coraggio. Se siamo soli, lei ci fa sentire la sua vicinanza. Se siamo feriti nell'anima o nel corpo, lei versa l'olio della tenerezza sulle nostre piaghe.
Con il Rosario noi camminiamo con Maria al seguito di Gesù, sicuri, senza sbandare, e con la certezza che non smarriremo la via.
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“Pizza in sospeso” per i più bisognosi: e la pizzeria si riempie di post-it!

“Pizza in sospeso” per i più bisognosi: e la pizzeria si riempie di post-it!

Rosa-s-Fresh-Pizza-Mason-Wartman

Un’iniziativa che si ispira al “caffè in sospeso” napoletano: ci troviamo in Philadelphia, nel Rosa’s Fresh Pizza di Mason Wartman

Nasce da una tradizione italiana il Rosa’s Fresh Pizza di Philadelphia, con l’intento di regalare una fetta di pizza ai senzatetto e ai più bisognosi.
Per questa iniziativa, Mason Wartman, proprietario della pizzeria, si è ispirato al “caffè in sospeso” napoletano: il cliente paga due caffè ma ne consuma uno solo, l’altro lo riserva a chiunque non possa permetterselo. Così, qualcunque persona bisognosa può entrare al bar in questione e chiedere se ci sia qualche “caffè in sospeso” e poterne, dunque, usufruire.
Un iniziativa, questa, che nel giro di poco tempo si è molto diffusa raccogliendo numerosi consensi.

Per saperne di più —-> Un caffè Sospeso: Una Tradizione che parte da Napoli 

Ebbene, quello che succede a Philadelphia è analogo, ma quella in “sospeso” questa volta è la pizza.

Come nasce l’iniziativa di Mason Wartman

Rosa-s-Fresh-PizzaMason Wartman era un banchiere di successo a Wall Street, ma, al culmine della sua carriera, ha deciso di mollare tutto e trasferirsi nella sua città natale, Philadelphia appunto, dove ha realizzato il sogno della sua vita: aprire una pizzeria.
Il nome del locale, Rosa’s Fresh Pizza, non è casuale: si tratta infatti del nome di sua madre.
La svolta è arrivata quando, nel 2014, un cliente ha pagato la sua parte di pizza donandogli però un dollaro in più, così che potesse usarlo per offrire un trancio di pizza ad uno sconosciuto che non potesse pagarselo. Da Mason, infatti, è possibile avere un pezzo di pizza con un solo dollaro.
Mason ha subito accettato la richiesta, per poi annotarla su un post-itattaccato alla parete. Ebbene, da quel momento in poi anche altri clienti, nel vedere il post-it attaccato al muro, hanno compiuto il medesimo gesto.
Di lì a poco, la parete della pizzeria si è riempita di centinaia di post-it di clienti che hanno offerto un dollaro per offrire un trancio di pizza ai più bisognosi.
Rosa-s-Fresh-Pizza-post-it

Un’iniziativa che ha riscosso subito grande successo e che ha contribuito a prevenire azioni di microcriminalità

Ad oggi, nel locale entrano ogni giorno circa una quarantina di senzatetto o indigenti, prendono un post-it con la “pizza in sospeso” dalla parete e si dirigono verso la cassa, dove il proprietario da’ loro il trancio di pizza.
Anche se ora tiene traccia delle donazioni al registratore di cassa, Wartman ha lasciato tutti i post-it sulle pareti come simbolo del calore e della generosità dei suoi clienti: un semplice gesto di umanità che può regalare un sorriso a chi si trova in difficoltà.
Nel giro di un solo anno, i clienti hanno acquistato più di 8.400 pezzi di pizzaper i più bisognosi.
Mason, inoltre, racconta che, grazie a questa iniziativa, si è contribuito persino a ridurre la microcriminalità, come piccoli furti a cui spesso sono costretti le persone in difficoltà per comprare un pò di cibo.
Oggi, accanto a quei post-it, è possibile trovare anche anche numerose lettere e bigliettini di ringraziamento.
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il programma della carità

foto di Radio Maria.

  • la carità «tutto scusa, 
  • tutto crede, 
  • tutto spera, 
  • tutto sopporta». 

  • Qui c’è, in quattro parole, un programma di vita spirituale e pastorale. L’amore di Cristo, riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo, ci permette di vivere così, di essere così: persone capaci di perdonare sempre; di dare sempre fiducia, perché piene di fede in Dio; capaci di infondere sempre speranza, perché piene di speranza in Dio; persone che sanno sopportare con pazienza ogni situazione e ogni fratello e sorella, in unione con Gesù, che ha sopportato con amore il peso di tutti i nostri peccati.

Radio Maria ha aggiunto 3 nuove foto.
+++ Concistoro, testo integrale dell'allocuzione del Papa +++
Papa Francesco ha salutato Benedetto XVI all'inizio del Concistoro. Di seguito il testo integrale dell'allocuzione del Papa nel Concistoro per la creazione di nuovi cardinali:
Cari Fratelli Cardinali, quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – “cardinale” – che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità. Voi siete “cardini” e siete incardinati nella Chiesa di Roma, che «presiede alla comunione universale della carità» (CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Lumen gentium, 13; cfr IGN. ANT., Ad Rom., Prologo).
Nella Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Anche in questo la Chiesa che è in Roma svolge un ruolo esemplare: come essa presiede nella carità, così ogni Chiesa particolare è chiamata, nel suo ambito, a presiedere nella carità.
Perciò penso che l’“inno alla carità” della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi possa essere la parola-guida per questa celebrazione e per il vostro ministero, in particolare per quelli tra voi che oggi entrano a far parte del Collegio cardinalizio. E ci farà bene lasciarci guidare, io per primo e voi con me, dalle parole ispirate dell’apostolo Paolo, in particolare là dove egli elenca le caratteristiche della carità. Ci aiuti in questo ascolto la nostra Madre Maria. Lei ha dato al mondo Colui che è “la Via migliore di tutte” (cfr 1 Cor 12,31): Gesù, Carità incarnata; ci aiuti ad accogliere questa Parola e a camminare sempre su questa Via. Ci aiuti col suo atteggiamento umile e tenero di madre, perché la carità, dono di Dio, cresce dove ci sono umiltà e tenerezza.
Anzitutto san Paolo ci dice che la carità è «magnanima» e «benevola». Quanto più si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa, tanto più deve allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo. Magnanimità è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità: è saper amare senza confini, ma nello stesso tempo fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti. Amare ciò che è grande senza trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell’orizzonte delle grandi, perché “Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo divinum est”. Saper amare con gesti benevoli. Benevolenza è l’intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene.
L’apostolo dice poi che la carità «non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio». Questo è davvero un miracolo della carità, perché noi esseri umani – tutti, e in ogni età della vita – siamo inclinati all’invidia e all’orgoglio dalla nostra natura ferita dal peccato. E anche le dignità ecclesiastiche non sono immuni da questa tentazione. Ma proprio per questo, cari Fratelli, può risaltare ancora di più in noi la forza divina della carità, che trasforma il cuore, così che non sei più tu che vivi, ma Cristo vive in te. E Gesù è tutto amore.
Inoltre, la carità «non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse». Questi due tratti rivelano che chi vive nella carità è de-centrato da sé. Chi è auto-centrato manca inevitabilmente di rispetto, e spesso non se ne accorge, perché il “rispetto” è proprio la capacità di tenere conto dell’altro, di tenere conto della sua dignità, della sua condizione, dei suoi bisogni. Chi è auto-centrato cerca inevitabilmente il proprio interesse, e gli sembra che questo sia normale, quasi doveroso. Tale “interesse” può anche essere ammantato di nobili rivestimenti, ma sotto sotto sotto è sempre il “proprio interesse”. Invece la carità ti de-centra e ti pone nel vero centro che è solo Cristo. Allora sì, puoi essere una persona rispettosa e attenta al bene degli altri.
La carità, dice Paolo, «non si adira, non tiene conto del male ricevuto». Al pastore che vive a contatto con la gente non mancano le occasioni di arrabbiarsi. E forse ancora di più rischiamo di adirarci nei rapporti tra noi confratelli, perché in effetti noi siamo meno scusabili. Anche in questo è la carità, e solo la carità, che ci libera. Ci libera dal pericolo di reagire impulsivamente, di dire e fare cose sbagliate; e soprattutto ci libera dal rischio mortale dell’ira trattenuta, “covata” dentro, che ti porta a tenere conto dei mali che ricevi. No. Questo non è accettabile nell’uomo di Chiesa. Se pure si può scusare un’arrabbiatura momentanea e subito sbollita, non altrettanto per il rancore. Dio ce ne scampi e liberi!
La carità – aggiunge l’Apostolo – «non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità». Chi è chiamato nella Chiesa al servizio del governo deve avere un forte senso della giustizia, così che qualunque ingiustizia gli risulti inaccettabile, anche quella potesse essere vantaggiosa per lui o per la Chiesa. E nello stesso tempo «si rallegra della verità»: che bella questa espressione! L’uomo di Dio è uno che è affascinato dalla verità e che la trova pienamente nella Parola e nella Carne di Gesù Cristo. Lui è la sorgente inesauribile della nostra gioia. Che il popolo di Dio possa sempre trovare in noi la ferma denuncia dell’ingiustizia e il servizio gioioso della verità.
Infine, la carità «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta». Qui c’è, in quattro parole, un programma di vita spirituale e pastorale. L’amore di Cristo, riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo, ci permette di vivere così, di essere così: persone capaci di perdonare sempre; di dare sempre fiducia, perché piene di fede in Dio; capaci di infondere sempre speranza, perché piene di speranza in Dio; persone che sanno sopportare con pazienza ogni situazione e ogni fratello e sorella, in unione con Gesù, che ha sopportato con amore il peso di tutti i nostri peccati.
Cari Fratelli, tutto questo non viene da noi, ma da Dio. Dio è amore e compie tutto questo, se siamo docili all’azione del suo Santo Spirito. Ecco allora come dobbiamo essere: incardinati e docili. Più veniamo incardinati nella Chiesa che è in Roma e più dobbiamo diventare docili allo Spirito, perché la carità possa dare forma e senso a tutto ciò che siamo e che facciamo. Incardinati nella Chiesa che presiede nella carità, docili allo Spirito Santo che riversa nei nostri cuori l’amore di Dio (cfr Rm 5,5).
Così sia.

PALATUCCI....5000 PERSONE...anche questo ci frega tutti!!!

70 ANNI FA MORIVA A DACHAU IL SERVO DI DIO CHE SALVÒ DAI NAZISTI 5MILA EBREI, GIOVANNI PALATUCCI MARTIRE E VILIPESO

70 anni fa moriva a Dachau il Servo di Dio che salvò dai nazisti 5mila ebrei, Giovanni Palatucci martire e vilipeso
Giovanni Palatucci (1909-1945) era un poliziotto, per la precisione vicecommissario aggiunto di pubblica sicurezza. Nel 1937, il regime fascista lo mise all’Ufficio stranieri e poi lo passò alla Questura di Fiume, in Croazia, dove rimase fino al 13 settembre 1944. In quella data infatti venne arrestato dalle SS nazionalsocialiste tedesche e internato, il 22 ottobre, nel campo di concentramento di Dachau, in Germania (che è il più grande cimitero del mondo di sacerdoti cattolici). Qui morì di senti il 10 febbraio 1945, 70 anni fa, 78 giorni prima della liberazione del campo. Cosa aveva fatto di tanto grave un poliziotto del regime fascista per meritarsi l’ignominia del lager? Aveva salvato 5mila ebrei dalle mani dei nazisti, soprattutto quando era di stanza a Fiume, come ricorda lo zio, mons. Giuseppe Maria Palatucci (1892-1961), vescovo di Campagna.
Per questo nel 1990 è divenuto Giusto tra le nazioni in Israele, Medaglia d’oro al merito civile della repubblica italiana nel 1995 e martire del secolo XX per la Chiesa Cattolica (così si espresse san Giovanni Paolo II) che il 21 marzo 2000 ha aperto il processo di canonizzazione, dichiarandolo Servo di Dio nel 2004.
Ma poi è successo che qualcuno abbia aggrottato le ciglia, mettendosi a cavillare. Nel 2013, infatti, il Centro Internazionale di Studi Primo Levi ha avanzato dubbi sulla corretta ricostruzione storica delle vicende legate alla sua figura e mezza stampa internazionale si è subito lanciata a definire filonazista l’uomo che dai nazisti aveva salvato numerosissimi ebrei. Un brutto affare. Che però è fondato sul nulla, come lo storico contemporaneista Matteo L. Napolitano ha evidenziato su Avvenire, documentando come per le accuse infamanti a Paolucci non esistono affatto prove. Fa ancora testo, sulla sua vicenda, il bell’articolo pubblicato nel 2005 dal padre gesuita Piersandro Vanzan (1934-2011) sul mensile 30 Giorni. È dunque bello e altamente significativo che la RAI si sia ricordata di omaggiare un eroe martire come Paolucci.

ho deciso di aggrapparmi a quel piccolo 1 per cento

  • Il muso dell’aereo del sottotenente della Marina militare Lorenzo Pietrini, 28 anni, è tirato a lucido e riflette i colori del cielo. Quando Lorenzo vide per la prima volta il muso di un aereo, era solo un bimbo che accompagnava la mamma al lavoro in aeroporto: «È stato allora che ho immaginato che da grande gli aerei li avrei pilotati io», racconta il pilota a tempi.it. Per arrivare a realizzare quel sogno, Lorenzo però ha dovuto vivere due vite. La prima, simile a quella di tanti altri giovani come lui, si è interrotta bruscamente il 19 maggio 2012, quando «a causa di un incidente, sono rimasto paralizzato dal collo in giù. I medici mi dissero che al 99 per cento non avrei più potuto riprendere la mia vita e tanto meno pilotare un aereo». A centrare l’1 per cento di speranza residua è stato l’amore di Lorenzo per la vita e per il volo (e forse anche per i violini).
  • L’ADDESTRAMENTO E L’INCIDENTE. Lorenzo da una settimana è in forza al 41esimo Stormo interforze (Marina e Aeronautica) nella base americana di Sigonella. Ricorda: «Volare era il mio sogno da bambino, una passione che è maturata negli anni. Alla fine del liceo, ho proseguito in Accademia e sono entrato in Marina militare nel 2005. Nel 2010 finalmente ho fatto un corso specifico di pre-pilotaggio, e nel 2011, a 25 anni, come tutti i piloti italiani, mi hanno trasferito alla scuola di volo in Florida. Lì ho preso la prima abilitazione per guidare i T6B, dopo di che sono stato trasferito in una base del Texas del Sud per guidare il T44C, un bimotore. Sarei dovuto rimanere otto mesi, ma un fatto mi ha cambiato la vita. Ho avuto un incidente molto grave: era il 19 maggio 2012, ho riportato la frattura delle prime due vertebre cervicali, proprio quelle che controllano l’80 per cento dei movimenti del collo». È così che è finita la prima vita di Pietrini, per lui cominciava una nuova esistenza.
  • L’1 PER CENTO DI PROBABILITÀ. Lontano da casa e dalla famiglia, lui che non stava mai fermo si è ritrovato paralizzato in un letto d’ospedale. «I medici mi hanno messo davanti due strade: avrei potuto subire un intervento più semplice e sarei stato dimesso dopo due mesi, ma rinunciando per sempre all’80 per cento dei movimenti del mio corpo; oppure avrei potuto scegliere di farmi impiantare un halo drace, un busto toracico con quattro sbarre di metallo e un anello imbullonato alla testa, per tenerla ferma sul mio corpo. Chiesi subito: “E in questo modo quando potrò tornare a volare?”. Mi risposero che avevo l’1 per cento di possibilità di tornare alla vita normale. Ero circondato da amici e colleghi, mi hanno dato la forza di riprendere. Ma in quel momento, paralizzato completamente dal collo in giù, mi sono sentito come una corda di violino spezzata».


Pietrini durante la terapia con l'halo brace
  • Pietrini durante la terapia con l’halo brace
  • LA CORDA DEL VIOLINO. Lorenzo non era riuscito nemmeno a dare la notizia ai suoi genitori, li hanno avvertiti i colleghi. La madre si è imbarcata sul primo volo possibile. Lei non sapeva nulla della storia della “corda di violino”, eppure, ricorda Lorenzo, «quando è entrata in ospedale, con il suo solito sorriso sulle labbra, mi ha dato un foglietto: guarda caso, c’era scritta la storia di un famoso violinista, Itzhak Pearlman, che durante un concerto a New York, nel 1995, spezzò una corda del suo violino, ma lasciò paralizzato tutto l’auditorium continuando a suonare una musica meravigliosa. Il pubblico lo travolse di applausi. Ai giornalisti che gli chiedevano come avesse fatto, Pearlman spiegò: “Non importa quante corde ci siano a disposizione: il nostro compito è scegliere come far suonare quel violino”. Allora ho deciso di aggrapparmi a quel piccolo 1 per cento di possibilità di farcela. Io sono sempre stato un po’ caparbio, e ho sempre cercato di fare del mio meglio. Ma il sostegno della mia famiglia è stata fondamentale, così come quello della mia ragazza, che è un medico ortopedico-traumatologo originaria dei Paesi Baschi. E poi i colleghi e gli amici, e la Marina, che mi ha sempre aspettato. Il busto per me è stata una gabbia dentro cui ho abitato per sette lunghi mesi. Non potevo nemmeno stare sdraiato sul letto, dovevo dormire in una sedia coi cuscini. Non potevo fare la doccia, ho perso dodici chili perché non avevo fame. Anche a livello mentale è stata tosta. E dopo tutto non sapevo nemmeno con certezza come sarebbe stata dopo».
  • LA PROMESSA AL NONNO. Fondamentale per Lorenzo è stata la compagnia del nonno. «Mio nonno – racconta il pilota – è stato l’esempio della mia vita. Era un contadino toscano, molto umile. Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale aveva 19 anni e fu arruolato. Arrestato dopo un mese, fu condotto in un campo di lavoro in Scozia. Dopo la fine della guerra dovette restare là un altro anno per pagarsi con il lavoro il biglietto per tornare a casa. Ce l’ha fatta pur fra mille sacrifici. Nel 2011, quando sono partito per gli Stati uniti, mi ha detto: “Io su un “apparecchio” non ci sono mai salito. Ma con te, ci verrei a volare”. E gli ho promesso che avrei volato con lui. Mio nonno purtroppo intanto è morto, ma durante la mia malattia ho sempre sentito la sua vicinanza, mi ha dato la forza di recuperare. E soprattutto mi ha insegnato l’importanza dell’umiltà». La “liberazione” per Pietrini è arrivata a dicembre 2012: finalmente senza la “gabbia”, «sono riuscito a ritornare in Italia». Dopo la lunga fisioterapia, Lorenzo è stato destinato a lavorare come ufficiale di sottordine all’Accademia della Marina per gli allievi. «È stato un periodo importante per me, perché ai ragazzi ho potuto in qualche modo “regalare” anche la mia esperienza, facendo scoprire loro cose che un ragazzo di 25 anni difficilmente pensa o vive. L’anno scorso poi ho avuto modo di vivere un’altra esperienza fondamentale: mi hanno destinato all’operazione Mare Nostrum, e lì ho incontrato persone che da un giorno all’altro avevano perduto tutta la loro vita, come in particolare succedeva con i profughi siriani».

Pietrini oggi: a bordo di un T 44 C

  • Pietrini oggi: a bordo di un T 44 C
  • TORNARE A DECOLLARE. 
  • «Finalmente a maggio 2014 mi hanno dichiarato idoneo a ritornare a volare, e sono tornato in Texas per completare la formazione e prendere il brevetto. A dicembre mi sono finalmente visto appuntare sul petto le “Wings of Golds”, davvero sudatissime. E così da una settimana eccomi qui a Sigonella, dove volo su un aereo-pattugliatore, l’Atlantic, che si occupa di missioni antisommergibili ed è impiegato anche per la ricerca e il soccorso in mare. Il 21 gennaio, quando mi sono presentato a Sigonella, mi sono sentito orgoglioso, immaginate con quale sorriso ho varcato i cancelli di ingresso. Mi è tornato in mente il violinista Pearlman: importa solo come fai suonare il tuo violino. Il mio, la mia vita, ho deciso di farlo suonare nella maniera più soave».


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LEWIS - il paracadute e Dio

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La maggior parte della gente vede Dio 
come l' aviatore vede il suo paracadute. 
Lo tiene sempre a portata di mano 
per il caso che ne avesse bisogno, 
ma francamente 
spera di non doverlo usare mai.

Clive Staples Lewis 

venerdì 13 febbraio 2015

newsletter 12 febbraio 2015



Newsletter 12 Febbraio 2015

Cari amici,
il messaggio del 2 Febbraio della Regina della Pace, attraverso la veggente Mirjana è particolarmente affettuoso e incoraggiante. La Madonna si rivolge a tutti i suoi figli che sono presenti fisicamente e spiritualmente mentre guarda sorridendo nei loro cuori:
"Cari figli, eccomi sono qui in mezzo a voi. Vi guardo, vi sorrido e vi amo come solo una madre può fare. Attraverso lo Spirito Santo che viene per mezzo della mia purezza, vedo i vostri cuori e li offro a mio Figlio".
In altre occasioni la Madonna si era mostrata dispiaciuta vedendo i cuori impuri, ma ora ne è compiaciuta e li offre a Suo Figlio Gesù.
Già da tempo la Madre sta lavorando sul cuore dei suoi figli, perché siano pronti a divenire suoi apostoli e in modo particolare ha intensificato il suo sforzo in questi ultimi anni, chiedendo la preghiera, i sacrifici e le opere dell’amore:
"Già da tanto tempo vi chiedo di essere miei apostoli, di pregare per coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio. Chiedo la preghiera fatta con l’amore, la preghiera che fa opere e sacrifici".
Dopo questo periodo di preparazione è giunto il momento di agire, attraverso la testimonianza attiva, senza attardarsi a chiedersi se siamo capaci o meno:
"Non perdete tempo a capire se siete degni di essere miei apostoli, il Padre Celeste giudicherà tutti, ma voi amatelo ed ascoltatelo".
Su comando dell’Onnipotente la Madonna ci ha chiamato e ci ha formato, come ha fatto Gesù con i suoi apostoli. Ora ci invia per le strade del mondo.
La Madonna sa che rimaniamo perplessi di fronte a un evento così straordinario come il suo lungo permanere in mezzo a noi e per la chiamata personale che ci ha rivolto, ma ci esorta a rispondere al grande compito avendo fiducia nel suo amore:
"So che tutte queste cose vi confondono, anche la mia venuta in mezzo a voi, ma accettatela con gioia e pregate per comprendere che siete degni di operare per il cielo. Il mio amore è su di voi".
Il primo passo da fare è quello di pregare per quelli che non conoscono l’amore di Dio, perché la preghiera, unita alla testimonianza della vita, è l’anima di ogni apostolato:
"Pregate affinché il mio amore vinca in ogni cuore, perché questo amore che perdona si dona e non cessa mai. Vi ringrazio".
Essere apostoli di Maria è una chiamata, una responsabilità e un’occasione unica della vita, per compiere qualcosa di unico e di grande, che rimarrà scritto nei libri dell’eternità.

Vostro Padre Livio

san curato d'ars - spiazziamo il demonio