lunedì 9 novembre 2015

Questa è la nostra vita, questo è il nostro amore. Storia di Ian e Larissa


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Novembre 5, 2015 Benedetta Frigerio
La vicenda di due giovani che si sono sposati nonostante il pesante handicap di lui. Il matrimonio, la fede e il «mix di dolore e di gioia»
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«Il matrimonio è basato principalmente sul patto d’amore fra Cristo e la Chiesa» e «solo Cristo può sostenerlo». Per Ian e Larissa questa non è una formula, ma una verità che si incarna ogni giorno nelle loro vite cresciute in questa consapevolezza anche grazie all’handicap di Ian. Una verità che hanno voluto ripetere di fronte a tutti quattro anni fa, il giorno delle loro nozze. E ora di fronte a tutta America, tramite il programma televisivo di Oprah Winfrey “Belif”. Durante la conferenza stampa di presentazione della puntata che manderà in onda la storia di Ian e Larissa, Winfrey ha spiegato: «Penso che sia una delle più straordinarie e rilevanti storie d’amore di cui ho saputo in questi anni (…) questo è l’amore più coraggioso e puro che esista». Mentre l’Huffington Post ha parlato della loro storia come capace «di farvi farvi ripensare a cosa significhi la devozione»
SEPARAZIONE IMPOSSIBILE. I due trentenni, sposati nel 2011 in Pennsylvania, si erano conosciuti in università nel 2005 e da subito avevano cominciato a parlare di matrimonio. Lui, fervente cristiano e lei appena convertita, erano certi che appena finito il college avrebbero costruito insieme una famiglia. Ma solo dopo dieci mesi di frequentazione, il 30 settembre del 2006, Ian, guidando verso il lavoro, perse il controllo della macchina schiantandosi e finendo in coma. Il suo cervello era stato danneggiato. «Mi ero appena convertita – ha detto Larissa – e ho dovuto imparare in fretta, mi sentivo come in prima linea nell’affrontare la domanda: “Qual è lo scopo della sofferenza per Dio?”». Quando Ian si svegliò dal coma fu ancora più dura, perché era paralizzato, perfino incapace di mangiare e di parlare. «Devo ammettere – spiega ancora la ragazza – che ho pregato Dio così: “Questo non può essere il mio futuro, dunque fai scomparire questo amore”. Ma non ho mai smesso di amarlo» e poi «lui, in condizioni opposte, non mi avrebbe abbandonata». Così, dopo due anni e mezzo di fisioterapia, spronato dalla vicinanza di Larissa, Ian cominciò a parlare fino a muovere i primi passi. Di qui l’ipotesi che sposarsi fosse possibile divenne reale.
«DIO È FEDELE». Oggi, anche se Ian «non lavora o non può cucinare per me, mi guida spiritualmente all’essenza della verità ricordandomi chi è Dio» e «questa è la cosa più importante». Tanto che da Ian e Larissa molti giovani sposi vanno ad imparare «la cosa più importante del matrimonio», e cioè che «Dio è fedele al sacramento» e che se «rispetti il suo disegno nessun dispiacere può essere un ostacolo ma una strada per il compimento».
Larissa ora parla di Ian come di un uomo di cui non vorrebbe più pensare di poter fare a meno, senza traccia di pietismo e nemmeno di eroismo. Perché appunto «non ho mai smesso di amarlo». Anche volendo allontanarlo, quel bene restava nel suo cuore come un dono, tanto che poi «abbiamo imparato da Dio che la nostra capacità di amore è davvero grande» e che «è Lui che ci sostiene». Ma sopratutto Larissa si sente a sua volta amata, perché l’amore di Ian «si avvicina a quello di Cristo, la sua sensibilità lo porta a comprendere più di una persona sana».
INSEPARABILI. Perché raccontare la loro in un libro (Eight Twenty Eight: When Love didn’t give up) e mostrarsi alle telecamere? «Vogliamo che la gente che si trova in situazioni simili sappia che non è sola e che Dio c’è». Mentre Ian aggiunge: «Non dovete mollare mai». Certamente, continua Larissa, «ci sono giorni difficili, in cui ci chiediamo se possiamo davvero farcela e cosa accadrà quando avremo 80 anni. Potremo prenderci ancora cura l’uno dell’altra? Allora bisogna ricordare che è Dio che tiene in piedi questo matrimonio e noi due (…) in un mix di dolore e di gioia».


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