lunedì 15 febbraio 2016

QUARESIMA


Il tempo di Quaresima ci riporta direttamente ai quaranta giorni che Gesù ha trascorso nel deserto prima di affrontare le tentazioni del diavolo.
Benché non ne avesse bisogno, il Figlio di Dio ha temprato la sua umanità alla lotta col digiuno e la preghiera, perché ne comprendessimo l’importanza nel nostro combattimento quotidiano contro il potere delle tenebre.
In particolare dobbiamo comprendere la necessità del digiuno nella nostra formazione cristiana, come ci attesta la pratica bimillenaria della Chiesa.
Digiuno e preghiera sono fra loro complementari e si sostengono l’un l’altro.
Digiunare significa mortificare la fame di mondo e rinunciare all’effimero.
Pregare significa far emergere in noi la fame di Dio e nutrirci della Sua Parola.
Il digiuno è il momento dello svuotamento di se stessi.
La preghiera è il momento in cui saziarci di Dio.
Sono due realtà intimamente congiunte, come i movimenti di diastole e di sistole del cuore. La nostra società ha smarrito il ricordo della forza che il digiuno infonde nel cuore di chi lo pratica.
Digiunando, la volontà impara a rinunciare, prima alle piccole cose e poi alle grandi. Chi ha la forza di rinunciare esce vittorioso dalle battaglie della vita, quelle terrene come quelle più propriamente spirituali.
La rinuncia disarma i nemici, li lascia con le mani vuote e li mette in fuga. La rinuncia, assicura a chi la pratica, la libertà e la pace. In modo particolare, la rinuncia è l’arma della vittoria contro il diavolo, che vuole distruggere con quello che offre. Il ritorno alla pratica di un digiuno severo prepara la Chiesa alle grandi battaglie.
Vostro Padre Livio

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