venerdì 15 agosto 2014

mani




LE MANI DI DIO
Quando si dà la mano a Dio,
egli non lascia tanto facilmente la presa!

Julien Green
 


La riflessione
Lo incontrai a un ricevimento in suo onore credo una ventina d'anni fa.
Gli confessai di aver letto quasi tutti i suoi romanzi e il suo immenso Journal
e gli chiesi una sorta di sintesi del suo cristianesimo, abbracciato
con passione dopo iniziali tormenti.
Come ho spesso raccontato a vari miei ascoltatori e lettori,
egli mi rispose con una battuta che è appunto nel suo diario:
 
«Finché si è inquieti, si può stare tranquilli».
 
Brillava in queste parole l'anima agostiniana della ricerca interiore,
nella certezza che la tensione trepidante ci conduca a Dio
(inquietum est cor nostrum... delle Confessioni di sant'Agostino).
Il nostro cuore non ha posa finché in Dio non riposa.
È il momento di sciogliere il velo posto finora sull'autore
della frase che oggi propongo alla riflessione comune.

Si tratta dello scrittore francese (di genitori americani) Julien Green,
vissuto lungo tutto il secolo scorso, dal 1900 al 1998,
autore di tante opere tra le quali menziono solo la sua quasi confessione
autobiografica elaborata nel bellissimo libro Terra lontana (1966).
Ebbene, se la ricerca-pellegrinaggio sopra evocata ci conduce fino a Dio,
 e là offriamo liberamente e consapevolmente la mano a lui,
egli non lascerà tanto facilmente quella stretta. È un simbolo, questo delle mani unite,
che è retto da due componenti indispensabili, la libertà e la grazia.
Dio è così grande da non aver bisogno di prevaricare sulla nostra autonoma scelta;
ma è così legato alla sua creatura da non essere un puro e semplice
 notaio delle nostre decisioni. Siamo «opera delle sue mani»
dice la Bibbia, e non così indifferentemente
egli ci lascerà cader fuori dalle sue palme che ci sorreggono e riscaldano.
 
laparola.it


Nessun commento:

Posta un commento