sabato 6 giugno 2015

Gender a scuola: lo decreta la Provincia autonoma di Trento






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Al fine della promozione della cultura di genere, la Provincia autonoma di Trento promuove, come previsto dalla legge provinciale 18 giugno 2012, n. 13 (art. 2), l’adozione di iniziative educative, formative ed informative a favore della diffusione di una cultura non discriminatoria basata sul rispetto, la tutela e la promozione delle differenze di genere. “
Questa è una citazione dal verbale delle delibere della Giunta provinciale di Trento, che in data 26 maggio 2015 ha approvato il bando per l’attivazione di percorsi di educazione alla relazione di genere da attivare nell’anno scolastico 2015/2016.
Dunque, ufficialmente, dal prossimo anno scolastico l’ideologia di genere entrerà nelle scuole trentine e si cerca un ente esterno che la promuova tramite un bando.
La notizia, manco a dirlo, è passata nel più totale silenzio dei media locali. Ricordiamo infatti quanto il retroterra culturale trentino sia contrario a queste politiche e quanto le scelte del centro-sinistra in materia lo abbiano penalizzato nelle ultime elezioni.
La Provincia di Trento si impegna, come riportato, a coprire interamente i costi di questa formazione di genere ed i soggetti “beneficiari” sono tutte le scuole, anche quelle paritarie, partendo da quelle primarie.
L’intento è ormai noto, lo stesso verbale riporta: “non è sufficiente intervenire con azioni specifiche e riparatorie laddove le discriminazioni si verificano, ma è cruciale agire in senso preventivo e sostenere, già nelle prime fasi di socializzazione di bambine e bambini, la promozione di modelli di rispetto dell’altro da sé”, perché, secondo i verbalizzanti “con il termine “genere” si intende il complesso delle aspettative sociali associate al sesso biologico e che condizionano le esperienze individuali e i fenomeni sociali: si tratta di una variabile culturale e quindi di un elemento che si può modificare in base all’evoluzione della società”.
Riassumendo, la Giunta Provinciale di Trento, afferma in questo scritto che il genere non è altro che un’imposizione culturale ed ognuno può essere libero di scegliere a quale “genere” appartenere e dunque servirebbe una formazione ad hoc fin dalle scuole primarie.
Si introduce l’ideologia gender con lo spettro del bullismo omofobico, oppure con la scusa dell’educazione alla parità tra i sessi. Come se i bambini piccoli fossero maschilisti…
Comunque finché si usa il termine “genere” al posto di “sesso” non ci fidiamo. E in questo caso il riferimento alla ideologia gender è abbastanza chiaro, nero su bianco.
Conosciamo le tattiche delle lobby omosessualiste, che puntano al modellamento delle coscienze più deboli ed innocenti, ovvero quelle dei bambini.
La cosa grave, in questo caso, è che sia lo stesso Consiglio Provinciale a promuovere l’ideologia di genere nelle scuole, finanziando il bando con soldi pubblici, quelli delle famiglie trentine.
Ribadiamo ancora una volta che i bambini devono essere lasciati in pace, liberi di imparare ed apprendere le cose che le scuole da sempre insegnano, senza addentrarsi in argomenti che non hanno ancora gli strumenti per capire.
Invitiamo tutti ad una riflessione, perché anche in questo caso si sta giocando con l’educazione dei bambini, con i soldi delle loro famiglie per di più, e le lobby omosessualiste stanno facendo il buono e cattivo tempo, grazie a politici servi del politicamente corretto.
 L.T.

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