sabato 16 luglio 2016

Una strada sterrata.

Paolo Rodari con Antonio Spadaro SJ e altre 36 persone presso Buenos Aires Bajo Flores.
Una strada sterrata. Ai lati fogne a cielo aperto. E baracche di mattoni e lamiere.
Alcuni cani randagi mi precedevano abbaiando mentre i villeros – donne, uomini e nugoli di bambini – mi lasciavano passare. Padre Gustavo era venuto a prendermi appena fuori la villa e la sua presenza mi garantiva di poter circolare in sicurezza.
Arrivammo velocemente nei pressi di una piccola chiesa. A lato c’era la casa dei curas (i preti delle villas), spoglia e povera come quelle di tutti i residenti. Poco oltre un campetto da calcio di cemento e buche. In fondo un grande murales raffigurante un Francesco sorridente.
Padre Gustavo mi raccontò del giorno in cui capì ciò che Bergoglio ripete da tempo: il pastore deve stare non davanti, non in mezzo, ma dietro al gregge. Si era trasferito da poco nella villa. Vennero a dirgli che a una giovane coppia era appena morto il figlio di cinque anni. Corse. Lungo la strada era preoccupato: «Cosa dirò loro?», si chiedeva.
Entrato nella baracca vide il corpo del bimbo adagiato su un tavolo di legno all’interno di un’unica grande stanza senza pavimento. I genitori gli avevano attaccato sulle spalle due ali di cartone.
Gli dissero: «Adesso nostro figlio è un angelo del cielo».
Fu in quel momento che padre Gustavo capì che non era lui a dover dire qualcosa a loro. Lui, semmai, aveva solo da imparare. Non davanti ma dietro al gregge, appunto.
(Accadde nel febbraio del 2014 quando, trovandomi a Buenos Aires per quindici giorni di lavoro, andai a visitare la villa del Bajo Flores - uno dei tanti quartieri poveri attorno alla città - accompagnato da padre Gustavo Carrara. Quella qui sotto è una mia foto del campetto di calcio)

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